Bangkok
Il Primo Ministro thailandese Anutin Charnvirakul ha respinto con fermezza le accuse secondo cui investitori cinesi starebbero acquistando indiscriminatamente terreni nel Corridoio Economico Orientale (EEC) della Thailandia per costruire zone industriali illegali, affermando che tutti i progetti di sviluppo devono essere conformi alla legge thailandese e che il governo intensificherà ulteriormente la campagna contro l'uso illegale di prestanome, soprattutto per i grandi appezzamenti di terreno.
Intervenendo lunedì 6 luglio 2026 presso la sede del governo, il Primo Ministro, che sovrintende anche alla CEE, ha affermato che non vi sono prove di attività non regolamentate su larga scala da parte di capitali cinesi. Ha sottolineato che la creazione di qualsiasi zona industriale richiede molteplici livelli di approvazione ufficiale, tra cui autorizzazioni urbanistiche e regolamentari.

"Se verranno riscontrate violazioni, le puniremo con la massima severità", ha dichiarato Anutin, usando un linguaggio deciso per sottolineare la politica di tolleranza zero del governo. Ha illustrato le azioni di contrasto in corso contro le pratiche illegali, comprese le strutture fiduciarie utilizzate per eludere le restrizioni sulla proprietà straniera, citando come esempi le recenti operazioni a Phuket e Koh Phangan, nella provincia di Surat Thani.
Queste dichiarazioni giungono in un contesto di crescente attenzione verso i massicci investimenti cinesi nella EEC, che si estende tra le province di Chachoengsao, Chonburi e Rayong. Recenti rapporti hanno evidenziato un aumento degli acquisti di terreni, dubbi sulla conformità alle normative urbanistiche e potenziali pressioni sui servizi essenziali come acqua ed elettricità derivanti dai nuovi progetti di parchi industriali.

L'EEC, iniziativa di punta della strategia Thailandia 4.0, mira a trasformare la costa orientale in un polo di produzione e innovazione ad alta tecnologia, attirando investimenti diretti esteri con incentivi quali agevolazioni fiscali, diritti di proprietà fondiaria per settori specifici e procedure di approvazione semplificate. Gli investitori cinesi hanno mostrato un forte interesse per la zona, in linea con i più ampi legami della Belt and Road Initiative, ma sono cresciute le preoccupazioni riguardo a potenziali scappatoie, accordi fiduciari (in cui prestanome thailandesi detengono terreni per conto di stranieri) e impatti sulle comunità locali.
Le autorità, tra cui il Board of Investment (BOI), hanno chiarito che i diritti fondiari degli stranieri sono limitati e che tutti i progetti devono rispettare le normative thailandesi. Gli accordi di prestanome sono severamente illegali e vengono repressi quotidianamente, soprattutto per quanto riguarda i terreni.
Anutin ha inoltre colto l'occasione per ribadire che il governo sostiene gli investimenti esteri in tutto il Paese, non solo nella CEE. "Promuoviamo gli investimenti a livello nazionale", ha affermato, presentando la CEE come una componente di una più ampia strategia di sviluppo economico.
Di recente, il Primo Ministro ha assunto un ruolo più attivo nella supervisione della CEE, con l'obiettivo di promuovere le opportunità offerte dalla Thailandia a livello internazionale e al contempo garantire uno sviluppo ordinato.



