Tailandia-
Secondo la Thai Hotels Association (THA), gli hotel di tutto il Paese, dalle strutture economiche a quelle di lusso, stanno registrando un forte calo delle prenotazioni anticipate a partire da maggio. Le province che dipendono fortemente dal turismo europeo, come Phang Nga, stanno affrontando cali particolarmente gravi, fino al 50%.
Thienprasit Chaiyapatranun, presidente della THA, ha attribuito il calo principalmente al conflitto in corso in Medio Oriente, che ha fatto lievitare i prezzi del carburante per aerei e le tariffe aeree, scoraggiando i viaggiatori a lungo raggio provenienti dall'Europa e dal Medio Oriente. L'incertezza ha indotto molti potenziali visitatori ad adottare un atteggiamento attendista, con cancellazioni segnalate anche per i periodi di punta dei viaggi familiari di luglio e agosto.
Nel sud della Thailandia, importante polo turistico, l'impatto varia da provincia a provincia. A Phangnga, meta popolare tra i visitatori europei, si prevede che il tasso di occupazione a maggio scenda al 20-30%. Phuket si mantiene relativamente stabile al 40-60%, mentre per Krabi e Phangnga si prevedono tassi compresi tra il 20 e il 40%. Gli arrivi dall'Europa sono diminuiti notevolmente: del 17.5% a Phuket e del 20-30% a Krabi, con cali particolarmente marcati da Germania e Regno Unito.

Nemmeno le strutture di lusso sono immuni. A maggio, il tasso di occupazione degli hotel di fascia alta è previsto intorno al 40%, in calo del 3% rispetto all'anno precedente, soprattutto in destinazioni come Samui, Phuket e Krabi, dove si registra un minor afflusso di turisti e di equipaggi aerei.
Anche la regione settentrionale sta attraversando un periodo difficile, con un tasso di occupazione medio a maggio del 41.2%, significativamente inferiore al 61.5% dell'anno precedente. Tra i fattori che aggravano il problema vi sono gli elevati livelli di inquinamento atmosferico da PM2.5, che hanno scoraggiato sia i viaggiatori nazionali che quelli a corto raggio, persino durante festività come il Songkran.
Alcuni segnali positivi si sono registrati nei mercati asiatici. Nel Sud, gli arrivi di turisti cinesi sono aumentati di oltre il 100% a Krabi e del 9% a Phuket, mentre anche i visitatori indiani e malesi mostrano una crescita. Tuttavia, questi incrementi di volume non hanno compensato completamente la perdita di fatturato dovuta alla maggiore spesa dei turisti europei, limitando la capacità degli hotel di aumentare le tariffe medie giornaliere.

La THA ha avvertito che i risultati del secondo trimestre saranno probabilmente inferiori a quelli dell'anno scorso, e le preoccupazioni si estenderanno ai trimestri successivi se la situazione dovesse persistere. L'associazione ha proposto al governo diverse misure, tra cui il rinvio di eventuali nuove tasse di ingresso per i turisti, la riduzione dei costi energetici, la lotta all'inquinamento da PM2.5 e il sostegno agli incentivi per il turismo interno al fine di contribuire a stabilizzare il settore durante la bassa stagione.
Questo rallentamento si verifica proprio mentre la Thailandia entra nella sua tradizionale bassa stagione, da maggio a ottobre, amplificando le difficoltà per gli operatori alberghieri già alle prese con la ripresa post-pandemia e le incertezze globali. Molte strutture si stanno concentrando su politiche flessibili e puntando su mercati più resilienti come Cina, India e viaggiatori nazionali per mitigarne l'impatto.



